Il fatto è che io amo questo divanetto. L'ho salvato sedici anni fa da morte certa, l'ho fatto restaurare, e l'ho messo nella stanza del nostro minuscolo appartamento di neo sposi destinata al bambino che sarebbe arrivato (di lì a qualche anno...); mi ci sono seduta mentre allattavo Puzzola, ci ho poggiato i suoi vestiti, i suoi giocattoli; l'ho decorato di cuscini ricamati a mano, e quando il suo colore mi è parso all'improvviso troppo scuro, ho preso carta vetrata e solventi e l'ho riportato - dopo un lungo grattare - a questo colore biondo-miele di castagno che ha ora. Quando ci siamo trasferiti nella casa dove abitiamo adesso, gli ho trovato un posto giusto, nella stanzina - freddissima d'inverno e bollente d'estate - affacciata sui tetti dove stanno la mia libreria, le cose dello scrap e, ora, la macchina da cucire. Eccola là. La macchina da cucire. E'arrivata lei e il divanetto all'improvviso non c'è entrato più; troppo ingombrante per una stanzina minuscola come la mia, con un tavolo, una sedia, una libreria, una cassettiera piena di carta scrap e un bauletto per la stoffa. E allora: dove lo metto il mio divanetto?
In cucina, ovviamente. Di colpo mi sono vista lì; in un pomeriggio d'inverno, a leggere un pò, seduta sul mio divanetto Thonet mentre il ragù bolle, o a bere una tazza di caffè la sera dopo cena, tanto per prendere le distanze dalla giornata appena passata; e mi sono detta: ecco dove posso metterlo. L'ho messo davanti ad una scaffaletto di metallo, e il contrasto tra lo scintillio dell'acciaio e i morbidi riccioli della spalliera mi è sembrato bello, pieno di praticità e di gentilezza, di morbidezza e di calore.
A proposito. Ho "fregato" a Re Quercia la SUA lampada dell'IKEA e l'ho messa lì, ad illuminare tavolo e divano, per creare un pò di "atmosfera". Così impara a criticare, quell'uomo.